Mondo

accusati di spionaggio per Israele. Braccio di ferro Teheran-Stoccolma

Non sono altro che pedine di scambio tra Teheran e la Svezia, o meglio tra Teheran e l’Occidente, i due cittadini svedesi detenuti nelle carceri iraniane, entrambi a rischio impiccagione. Vediamo perchè sono stati arrestati e cosa chiede in cambio l’Iran per il loro rilascio. 

L’arresto e le accuse 

Ahmadreza Djalali (52 anni), accademico svedese di origini iraniane, si trovava in visita all’Università di Teheran nell’aprile 2016 quando è stato fermato. Stessa sorte è toccata a Johan Floderus (33 anni), impiegato nel servizio estero della Commissione europea, arrestato mentre era in vacanza nella capitale iraniana nel 2022 per visitare un amico.

Entrambi sono accusati di “corruzione in terra” e spionaggio a favore di Israele. Djalali è stato condannato a morte, ma la data dell’esecuzione è stata fissata più volte e poi rinviata. Floderus, invece, è ancora sotto processo, ma la richiesta dell’accusa è anche in questo caso la pena di morte e si attende una sentenza a breve. 

Le ipotesi

Risulta piuttosto evidente che i due uomini non abbiano nulla a che fare con questioni legate allo spionaggio.

Rouzbeh Parsi, ricercatore presso l’Istituto svedese per gli affari internazionali, ritiene che «se ipotizziamo che siano stati arrestati per motivi politici e non perché siano effettivamente spie, allora sono pedine in un gioco molto complesso».

Della stessa opinione è Shahin Gobadi, portavoce del Mujaheddin del Popolo iraniano, gruppo di opposizione agli ayatollah, che non ha dubbi sul fatto che l’arresto dello svedese sia stata una mossa politica: «Il regime ha arrestato Floderus per tenerlo ostaggio in modo da poter ricattare il governo svedese e far rilasciare Hamid Noury», ha dichiarato all’Ansa.

La richiesta di Teheran

Noury è un ex funzionario iraniano, condannato all’ergastolo da un tribunale di Stoccolma per aver contribuito alle esecuzioni in massa di prigionieri politici in Iran nell’estate del 1988. Nonostante Noury non sia cittadino svedese e i crimini siano avvenuti in Iran, il sistema giudiziario svedese considera le accuse contro di lui una violazione del diritto umanitario internazionale, etichettando le sue azioni come crimini di guerra. Da qui il verdetto storico del luglio 2022, confermato da una sentenza della corte d’appello a dicembre, in base al quale, per la prima volta, una persona viene riconosciuta responsabile di una parte del massacro avvenuto in Iran senza che concorrano le circostanze della cittadinanza e della territorialità del crimine. 

Potrebbero inoltre esserci altri svedesi detenuti in Iran, ma su di essi non ci sono informazioni a causa della strategia di negoziare a porte chiuse.

Il precedente in Belgio

Teheran spera di ottenere da Stoccolma uno scambio simile a quello ottenuto l’anno scorso dal Belgio, quando Olivier Vandecasteele, un lavoratore umanitario, era stato scambiato con Asadollah Assadi, condannato per aver programmato un attacco terroristico. È opinione diffusa però che le difficoltà legali ed etiche, dovute alla numerosa comunità iraniana in Svezia che conta parenti e vittime del regime, renderebbero un’operazione simile molto più rischiosa e complessa.

Shahin Gobadi si augura che la Svezia non segua l’esempio del Belgio nel concedere uno scambio di prigionieri. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Pulsante per tornare all'inizio