Economia

Assegno di inclusione, una corsia veloce per le richieste e “silenzio-assenso”: ecco cosa cambia

Due mesi di attesa. E se lo Stato non si fa vivo per sollevare qualche problema, o per chiedere qualche chiarimento, la pratica deve considerarsi risolta e accettata. Il principio del “silenzio-assenso” mette al riparo da spiacevoli sorprese chi ha fatto domanda (o la farà in futuro) dell’Assegno di inclusione, la misura che, da quest’anno, ha sostituito il Reddito di cittadinanza. Le persone nelle situazioni di svantaggio previste dalla legge per l’ottenimento del beneficio (disturbi mentali, dipendenze o altri disturbi) potranno presentare all’Inps una autocertificazione. A quel punto l’Istituto di previdenza chiederà all’amministrazione di riferimento (citata nella domanda) una verifica della situazione di disagio: se entro 60 giorni non ci sarà una riposta in base, come detto, al principio del silenzio assenso la domanda (se ovviamente ci sono gli altri requisiti) sarà accettata. È quanto emerge da un messaggio dell’Inps appena riferito ai controlli delle Asl.

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