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Sarri deve dare la scossa. Garcia sta smontando il Napoli. Lukaku? Attaccante anni ’80»

Sabato pomeriggio Paolo Di Canio, opinionista Sky e miglior commentatore della Premier per distacco, ha vissuto una delle emozioni più forti della sua vita. Al centro del campo, a pochi attimi dall’inizio di West Ham-City, ha cantato l’inno della sua ex squadra “I’m forever blowing bubbles” con i vecchi tifosi. «Una cosa incredibile, solo in Inghilterra si può vivere una cultura del passato così intensa. In Premier sì che esiste il passaggio di padre in figlio: non sapete quanti bambini indossavano la mia maglia senza neanche avermi visto una volta sul campo. Il nostro è un legame forte: dopo 20 anni mi accolgono come un re perché la tradizione è forte e intensa».

Anche i laziali riempirebbero l’Olimpico per lei.
«Non lo so, spero di sì, non frequentando i social non posso avere le sensazioni giuste. Il mio amore per la Lazio è indiscusso, questo è certo».

Proprio i biancocelesti apriranno la Champions contro un colosso come Simeone.
«Sfida tosta ma aperta. Se la Lazio ne ha combinate di tutti i colori a Torino, l’Atletico Madrid ha forse fatto peggio a Valencia. Ci sono giocatori di esperienza, come Azpilicueta, Morata, Griezmann e Savic, ma presentarsi con Witsel centrale potrebbe essere fatale per il Cholo. Troppo lento, si espone alle imbucate».

Ma i biancocelesti sono in crisi
«Purtroppo sono emersi tutti i difetti che solo la bravura di Sarri aveva coperto con il suo lavoro. Mau è riuscito a ottenere il centoventi per cento da una squadra che valeva molto meno e pure senza campioni. Se l’Inter perde dodici partite, e non ricapiterà mai più, e la Juve è in pieno caos, logico che la Lazio possa arrivare seconda. Difficile che ricapiti».

Perché, Di Canio?
«Perché dal punto di vista emotivo ha completamente mollato, non c’è più con la testa e si è visto anche a Torino. Ha subìto dei gol inammissibili anche in un campionato di dilettanti. Posture sbagliate, mancanza di collegamento tra reparti, errori tecnici imbarazzanti».

La difesa non funziona.
«Casale e Romagnoli sono cambiati, non aggrediscono più l’uomo, si fanno anticipare perché sono molli rispetto alla stagione scorsa. Ma poi Luis Alberto che si ferma a protestare mentre McKennie gioca: in serie A non si può fare così. O l’atteggiamento cambia o la Lazio affonda».

Ci penserà Sarri.
«Lui è un grande maestro di calcio ma non certo un motivatore. Non deve parlare dopo ma prima, deve scuotere il gruppo e far capire ai giocatori che l’assenza di Milinkovic non è un alibi».

Kamada ha caratteristiche diverse.
«Lui ha corsa e velocità ma non ha cattiveria agonistica, proprio come tutta la squadra. Anche i gol subìti a Lecce sono ingiustificabili. Se ti adagi, lo dico per tutta la Lazio, torni alle posizioni che vali non certo al secondo posto».

E Immobile segna meno.
«Un problema sottovalutato dalla società e dallo stesso Sarri, per il quale il centravanti ideale è Felipe. Ciro segnava 30 gol a stagione quando guardava la porta e attaccava lo spazio nel 3-5-2. Costretto a giocare di spalle, come in Nazionale, sparisce dal campo. Il modulo e l’età non lo aiutano».

È arrivato Castellanos come alternativa.
«Un giovane che ha fatto qualche partita nella Liga. Il club doveva comprare un centravanti pronto, anche per investire sul futuro. Impegnato in campionato e in Champions, Sarri aveva bisogno di altro».

Serve determinazione: ecco Guendouzi.
«Un fenomeno all’Arsenal, al debutto, ma se vi aspettate un Gattuso allora resterete delusi. Ha personalità ma la bava alla bocca è un’altra cosa».

La vede nera, insomma: senza pietà.
«Gli atteggiamenti di alcuni giocatori a Torino si possono avere al bar, non in campo. Serve una scossa, la Champions non perdona se cammini e speri che gli altri sbaglino».

L’Inter ripartirà dalla finale di Istanbul.
«In una partita secca Inzaghi se l’è giocata davvero bene. Ma se ci fosse stato un turno di andata e ritorno sono sicuro che il City avrebbe vinto di 4 o 5 gol di differenza totale».

Guardiola favorito, allora.
«Ovvio, è il più forte e continua a comprare: Gvardiol, tra gli altri. E può aspettare De Bruyne. Non vedo altro all’orizzonte».

Psg, Bayern, Real
«Il Psg non emergeva neanche con Messi e Neymar, oltre a Mbappé, figuriamoci adesso che è rimasto solo il francese. Luis Enrique non è l’allenatore giusto: è ossessionato dal possesso palla e in Francia non esiste quella cultura. E’ già in difficoltà. Il Real non ha più Benzema ma con Bellingham arriverà in fondo. Il Bayern, nonostante Kane, si è un po’ perso».

Torniamo all’Inter: obiettivo finale.
«Deve ritrovare un filotto come l’anno scorso nel tabellone: Porto, Benfica e Milan, ma quando gli ricapita? Da anni ha la miglior rosa d’Italia, ora deve vincere lo scudetto. Quella finale potrebbe aver dato una spinta decisiva alla mentalità del gruppo».

Ma non ha più Lukaku.
«Un centravanti degli anni ’80, predisposto a giocare solo di spalle. Thuram è veloce, calcia di destro e di sinistro, fa dei passaggi efficaci. Non ha la fantasia di Dzeko, ma nel nostro campionato fa la differenza. In Bundesliga arrivava sesto, come tanti che il Milan ha preso dalla Premier».

Si spieghi meglio, ci scusi.
«Pioli ha acquistato dei buoni giocatori ma non certo dei fenomeni. Loftus-Cheek per nove anni non ha fatto la differenza in Inghilterra, anzi. E’ tenero, come Pulisic. Nel Chelsea non giocavano più, nel nostro campionato sono delle stelle. Come McKennie, che non è certo un fenomeno. In Italia basta poco per esaltare qualcuno. La Champions è dura, per questo dico che serve carattere. Il Milan del derby non si può guardare: per me avrebbe dovuto perdere anche quello del 2-1 da scudetto. Una vittoria degli astri, non certo degli assi. Se Giroud a 37 anni è un titolare qualcosa non funziona. E Tomori che era la quinta scelta al Chelsea da noi ha tolto il posto a Romagnoli, il capitano».

Ci è rimasto il Napoli, che inizia da Braga.
«Una squadra speciale che Garcia sta smontando rapidamente. Certo non poteva scimmiottare il gioco di Spalletti ma neanche rompere certi equilibri. A Frosinone ha attaccato Osimhen dopo una doppietta perché non era tornato a centrocampo. L’altro giorno ha fatto infuriare Kvara. Sul fronte della comunicazione, il tecnico francese non è il massimo. E poi che errore Juan Jesus».

Quello aveva, poi il giovane Natan.
«Lo sbaglio, infatti, è della società che sullo scouting non aveva sbagliato niente. Va via Kim e non puoi puntare sul giovane brasiliano o su uno che è stato mandato via da tutti. I soldi c’erano: andavano investiti. E come la Lazio, anche il Napoli si è spento. E nel calcio di alto livello, chi si ferma è perduto».

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